Testimonianze archeologiche



Nell'ambito del progetto transfrontaliero "Tra Natisone e Isonzo: storia e archeologia di un territorio" condotto dall'Università di Trieste con la collaborazione di enti pubblici e privati, fra cui il Comune di Pulfero, che si propone di realizzare una Carta archeologica delle Valli del Natisone e dell'Isonzo, sono state ritrovate numerose testimonianze archeologiche datate dalla preistoria al medioevo nei seguenti siti: il ripostiglio protostorico di Celò, un probabile luogo di culto presso la chiesa di San Donato, e nei pressi di Lasiz e di Brischis.



LA GASTALDIA D'ANTRO

Il territorio del comune di Pulfero faceva parte della Gastaldia d'Antro, un'unità amministrativa che originariamente dipendeva dal re longobardo, successivamente dal patriarca di Aquileia ed infine dal doge di Venezia. A Biacis e a Tarcetta si possono vedere le "lastre" di pietra, attorno alle quali si riunivano i decani e i giudici della Banca d'Antro, che amministravano la cosa pubblica e la giustizia grazie ad un'ampia autonomia concessa dal Patriarcato di Aquileia e della Repubblica di Venezia. A Biacis i resti del castello di Ahrensperg, dei quali resta ben visibile una torre, sono stati oggetto di un'indagine archeologica curata dall'Università degli Studi di Udine, che continua le sue ricerche. Il fortilizio ha un logico e naturale collegamento con la grotta d'Antro, con la quale costituiva un unicum difensivo.

LA GROTTA DI SAN GIOVANNI D'ANTRO

La Grotta di San Giovanni d'Antro, che si raggiunge con una scalinata di oltre cento gradini, racchiude nel complesso storico-monumentale e nel tortuoso percorso sotterraneo una mirabile sintesi della storia, dell'arte, della cultura e delle ricchezze naturali delle Valli del Natisone.
Fin dalla preistoria l'uomo sfruttò come abitazione e difesa questo luogo riparato e ricco d'acqua. I Romani realizzarono nell'antro una postazione militare, collegata al sistema difensivo di Cividale, e probabilmente un sito dedicato a divinità silvane. La presenza di Bizantini e Longobardi è testimoniata da due luoghi di culto: la cappella della "Sacrata Vergine Antiqua", di cui rimane l'arco con la ghiera in cotto e la volta a crociera, e la cappella di san Giovanni Battista, trasformata nel 1477 in stile tardogotico da Andrej di Škofja Loka, caratterizzata da mensole figurate da cui partono i costoloni che si intrecciano nella volta.
Nell'ampia sala d'ingresso di grande interesse l'altare ligneo del XVII secolo di Bartolomeo Ortari di Caporetto e alcuni lacerti di affreschi, tra i quali una "Veronica" e simboli di ordini cavallereschi.
Il percorso sotterraneo attrezzato offre solo un assaggio delle meraviglie che esperti speleologi hanno scoperto nel profondo della montagna per una lunghezza di cinque chilometri.