abilità. Interessanti appaiono la soluzione del soffitto e l’apertura delle due finestre della parete sud. Alla soglia della cappella, sul lato destro della parete in alto, spicca una bella lapide in caratteri gotici minuscoli, che porta la data, i nomi del maestro e del suo aiutante Giacomo (foto 8). La difficoltà dell’impresa imponeva l’aiuto di una persona capace e fidata da associare nell’opera costruttiva e nell’intaglio delle pietre e delle mensole antropomorfe, anche queste di gusto tardo gotico con modifiche interpretative di foggia locale.

Al tempietto (foto 9) si accede attraverso un ampio arco a semplice sesto acuto, in blocchi di calcare grigio, sagomato a facce ottagonali e interrotto da capitelli-mensola. Sulla destra si trova un antichissimo documento storico: si tratta della pietra tombale del Diacono Felice, da lui stesso incisa durante il suo eremitaggio. Per la forma dei caratteri la si può far risalire all’VIII o IX secolo (foto 10).

Da una parvenza di campata unica nella prima parte e sopra una successione di cinque arcatelle parietali nel perimetro del presbiterio, si eleva un ascendere di eleganti archi gotici composti di semplici costoloni che, incontrandosi e incrociandosi a losanga, determinano nelle volte un vago intreccio alveolare a forma di stella a sette punte sopra l’abside e a otto punte sull’auletta (foto 11). Il centro delle rose stellate è fermato da un grande clipeo-chiave (scudo), ornato nel presbiterio con una Madonnina incoronata e in gloria col Bambino e nell’auletta con un Cristo Maestro dal Vangelo aperto e con mano benedicente. Tutti i nodi o giunture sono decorati da clipei: alcuni a forma di rosa, altri di margherita, altri di scudo (uno porta la sigla del maestro Andrea), altri ancora di testa umana, due con le immagini del sole e della luna. Di particolare interesse sono le mensole su cui poggiano le basi del sistema dei costoloni del soffitto; sono figure di mezzi busti scolpite rudemente, ma piene di forza vitale, un semplice ornamento a schema popolaresco eseguite forse dall’aiutante Giacomo, nominato sulla lapide dell’entrata (foto da 12 a 19). Ai piedi dell’altare sono sistemati due angeli barocchi risalenti ai primi anni del 1600. Sulla parete dell’abside della cappella appaiono lacerti di un intonaco antichissimo, i quali rappresentano palme che fuoriescono da cantari-vasi e “ruote cigliate” o soli dal significato non ben definito. Interessante è una scritta misteriosa in lingua greca, con caratteri frammisti latini e greci, tipica del periodo storico databile fra il V e l’VIII secolo (foto 20). A sinistra si trova un grande crocifisso ligneo di gusto popolare probabilmente del XVII sec. Nell’ampia sala-grotta, verso il fondo, è visibile la struttura originale di un imponente altare barocco scolpito in legno policromo e dorato, restaurato negli anni ’80. Si tratta di una caratteristica opera di scuola slovena del maestro Bartolomeo Ortari di Caporetto, operante tra la fine del 1600 e gli inizi del 1700. Sull’altare si trovano ora le riproduzioni fotografiche delle statue originali che sono conservate nel Museo Diocesano di Udine (foto 21). Il tragitto interno è un’interessante
passeggiata turistica e speleologica. La caverna, non ancora



Foto N. 3 - Terrazza panoramica con antico forno per cucinare - Razgledišče pred jamo s staro pečjo - Panoramaterrasse mit antikem Herd zum Kochen - Panoramic terrace with ancient oven for cooking

completamente esplorata , si snoda all’interno del monte Craguonza attraverso un percorso geologico accidentato e vario nella successione di strozzature, slarghi, ruscelli e specchi d’acqua, tra anfratti rivestiti da concrezioni calcaree. La prima frazione illuminata è aperta ai turisti per alcune centinaia di metri, mentre gli speleologi nel 1974 si sono inoltrati per altri quattro chilometri.

Superata la parte iniziale che ospita la chiesa e le fortificazioni, scendendo pochi gradini, si raggiunge il piano naturale della grotta e ci si immette in una lunga galleria. All’inizio del percorso speleologico si trova, sulla sinistra, un mortaio scavato nella roccia. Questo secondo alcuni serviva per triturare il grano, mentre altri ipotizzano che sia stato un battistero ariano (foto 22). La cavità prevalentemente in salita, che si può facilmente percorrere nel primo tratto, si sviluppa nella roccia calcarea tipica del fenomeno carsico, si è formata nel periodo compreso fra il Paleocene superiore e l’Eocene inferiore (foto 23,24,25). Le prime esplorazioni moderne furono condotte dallo studioso Achille Tellini tra il 1893 e il 1898, che si inoltrò nella grotta fino a 330 metri e ne compì i rilievi. All’interno si incontra una prima saletta; poi la grotta continua con dimensioni ridotte fino alla sala dedicata al Tellini, al di sopra della quale
si trova la sala Lazzarini. Oltre queste sale si sviluppa una serie di gallerie: ricco di stalattiti, stalagmiti e vaschette fossili e, a destra, i rami degli insetti che si snodano su tre piani sovrapposti, così chiamati per la presenza di numerosi ortotteri. Seguendo il livello intermedio, si raggiunge la parte più interna della cavità che ospita una nutrita colonia di pipistrelli.